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Ruote Rétro Italia

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foto_pagina_storiaCosa avesse in mente Pier Boulanger, patron della Citroen, fu subito molto chiaro.
Non un nuovo modello di auto, ma l'Auto per tutti, con la A maiuscola, un qualcosa di pratico, di comodo,di economico e soprattutto di molto funzionale.

Lo scopo da raggiungere era:
Trasportare quattro persone più un sacco di patate a 60 Km/h non consumando più di tre litri ogni cento chilometri con un'auto dove si potesse salire con il cappello indossato !

Ebbero quindi un compito non semplice Flaminio Bertoni e Andrè Lefebvre, i due papà della futura 2CV.
Fu proprio grazie alle geniali menti dei due, che già avevano regalato alla storia la mitica Traction Avant,che il "Brutto Anatroccolo" prese vita.

Quell' assurdo "aggeggio" che venne presentato al salone di Parigi del 1938 era destinato,in un futuro non così lontano, a diventare un fenomeno di costume, uno status symbol ed un modo d'essere e di esprimersi che legherà generazioni di più o meno giovani automedonti fino ai giorni nostri.

Come riuscirono Bertoni e Lafevbre a realizzare il visionario progetto di Boulanger ?

Innovazione, leggerezza e molta geniale fantasia furono i canoni seguiti dai due.
La trazione anteriore, rara per le auto del tempo, mossa da un piccolo motore bicilindrico di neanche 400 cc,spingeva una carrozzeria di lamiere molto sottili montate su di un telaio a longheroni ( che darà vita anche alle varie Dyane e Mehari) che conteneva i sedili di tela sospesa su un telaio di tubi piegati,un solo faro anteriore,avviamento a manovella e tergicristalli manuale, il tutto coperto da un bellissimo tetto di tela che partendo dal parabrezza arrivava fino alla targa posteriore e si lasciava arrotolare per tutta la sua lunghezza mostrando il cielo agli occupanti.

In verità l'entusiasmo della critica non fu così esaltante ma tant' è, dopo 10 anni, terminato il pesante conflitto che coinvolse l' Europa ed il mondo intero, la 2CV tornò alla luce, certo rivista ed aggiornata con "ben" due fari anteriori,ma ancora fedele ai canoni progettuali che le avevano dato i natali.
Lentamente il pubblico seppe apprezzare il "Brutto Anatroccolo" che intanto stava diventando sempre più "Cigno" grazie anche ad una serie di modifiche sia meccaniche che estetiche, il motore divenne via via più grande e "potente" fino ad arrivare ai 29 cv dell'ultimo 602 cc. e la carrozzeria più bella e simpatica grazie all'adozione di nuove porte del portello posteriore copribaule e soprattutto (1961) del nuovo cofano motore la cui forma è arrivata fino ai giorni nostri.

L'economia d'esercizio la versatilità e sopratutto una carica di simpatia non comune, porteranno la 2cv ad attraversare anni che socialmente e culturalmente hanno segnato tappe di rilievo nella storia della società europea,ritagliandosi sempre uno spazio ed un ruolo fortemente simbolico fra le persone.

Gli anni settanta la videro proliferare in tutte le classi sociali, dai contadini che ne sfruttavano la capacità di carico e la possibilità di arrivare quasi ovunque,agli studenti che ne apprezzavano oltre che l'estrema economia di esercizio anche l'aspetto simpatico e scanzonato, a chi la trovava un feticcio snob con il quale farsi notare.
Ma chiunque ha guidato una di queste "lumache di latta" non si dimentica come sia divertente andarsene a zonzo con il tetto aperto aspettando solo di incrociare un’altra 2cv alla quale sfanalare e con la quale, perché no, fare amicizia.